Vale la pena aprire Substack nel 2026? Pro, contro e strategia

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Grafica vale la pena aprire Substack

In questo articolo, ti voglio raccontare una cosa che ho fatto di recente, che non avevo programmato, ma che mi ha già insegnato qualcosa, anche se sono ancora all’inizio.

Ho aperto una newsletter su Substack, che si chiama Room to Grow.

È uno spazio in cui non parlo solo di business, ma anche di tutto quello che succede mentre porto avanti il mio business. Parlo delle letture che mi fanno riflettere, dei saggi che mi stanno appassionando e dei temi che sento il desiderio di condividere.

Vediamo se vale la pena aprire Substack nel 2026 e quali sono, secondo me, i pro e i contro della piattaforma.

Continua a leggere, perché credo che il ragionamento dietro questa scelta possa essere utile anche a te.

Tabella dei contenuti

francesca con computer in mano

Ciao sono Francesca e sono una Business Coach:
Aiuto imprenditrici e professioniste a costruire una presenza solida online, migliorando la visibilità del loro brand e liberandosi dalla dipendenza esclusiva dai social..

Io stessa ho avviato la mia attività da zero e conosco le difficoltà che una persona incontra quando avvia il proprio business online.

Room to Grow: la mia newsletter su Substack

Room to Grow esce ogni domenica ed è uno spazio diverso dalla newsletter di SparkyLab e dal podcast Pensa Come Una Boss. Qui non parlerò solo di business online, ma anche di tutti quegli argomenti che mi interessano e che spesso non trovano spazio nei miei contenuti più strategici.

La mia newsletter su Substack nasce infatti come un progetto più personale, collegato anche al mio nuovo sito francescasparaco.com, che oggi raccoglie tutto il mio ecosistema: il blog su Londra, il podcast Pensa come una Boss, la mia membership, il Boss Club, i retreat e il mio percorso come Coach in PNL per imprenditori e imprenditrici.

Da tempo, sentivo il bisogno di trovare un luogo in cui parlare di ciò che mi interessa davvero: leadership, mindfulness, parenting, rapporto tra maternità e imprenditorialità, crescita personale e solopreneurship.

Così, ogni domenica mattina, in Room to Grow, troverai una riflessione su come costruire qualcosa di tuo senza perdere te stessa nel processo.

Da quando esiste SparkyLab, la mia newsletter ha sempre avuto una direzione molto precisa. Soprattutto nell’ultimo anno, però, i temi che tratto si sono evoluti sempre più. Prima mi occupavo quasi esclusivamente di marketing e SEO, mentre oggi parlo sempre di più anche di Coaching e di crescita personale.

Questa evoluzione, riflette anche il mio percorso. Il bello di avere un business è proprio questo: evolve insieme a noi.

I temi che mi appassionano si sono evoluti e questo si riflette nei miei contenuti.

La newsletter di SparkyLab continuerà quindi a essere uno spazio dedicato a business, strategia, email marketing, SEO e mindset applicato al lavoro. Ha una sua identità, un suo tono, un suo pubblico e non ho nessuna intenzione di cambiarla.

Room to Grow è qualcosa di diverso.

Perché Substack non sostituisce Kit

Substack è pensata soprattutto per scrivere, pubblicare e distribuire contenuti via newsletter, ma funziona in modo molto diverso rispetto a una vera piattaforma di email marketing.

Come spiego nel mio corso Email Empire, per la newsletter di SparkyLab, utilizzo Kit. Si tratta di una piattaforma che permette di creare automazioni, segmentare i contatti, costruire funnel, tripwire e percorsi avanzati.

Su Substack non si possono fare queste cose o comunque non con lo stesso livello di controllo e personalizzazione.

Kit fa delle cose che Substack probabilmente non farà mai. Sono strumenti completamente diversi.

Perchè ho deciso di aprire Substack?

Ci sono degli argomenti che mi appassionano e che continuo a non trovare il modo di inserire nei miei canali attuali, come la crescita personale in senso ampio, il parenting mentre si porta avanti un business, la leadership e certe mie idee.

Non volevo però aprire un altro spazio “dentro” SparkyLab perché ha un’identità molto precisa, un suo posizionamento e una sua logica. Inserire temi troppo diversi avrebbe rischiato di rompere quell’equilibrio.

Quando creo una puntata del mio Podcast o scrivo la newsletter di SparkyLab, anche se parlo di mindset o di crescita personale, dietro c’è quasi sempre un’intenzione strategica. Magari voglio raccontarti meglio il lavoro che faccio oggi, il mio percorso come Coach o il modo in cui posso aiutarti nella crescita personale e professionale.

Con Room to Grow volevo creare qualcosa di diverso. Volevo uno spazio più libero, in cui posso parlare di tutto quello che mi interessa, senza dovermi incasellare.

Mi piace scrivere da sempre, soprattutto contenuti lunghi, che restano nel tempo e Room to Grow è proprio questo: uno spazio in cui posso scrivere di ciò che mi interessa, condividere idee, esperienze e riflessioni senza dovermi incasellare per forza in un’unica definizione.

Perché vale la pena di aprire Substack

Voglio essere onesta su Substack perché, prima di aprire Room to Grow, ho fatto un po’ di ricerche. Ci sono cose che mi hanno convinta e altre che ho deciso di accettare con consapevolezza.

Ci sono pro e contro e, prima di buttarsi in questa avventura, secondo me è giusto cercare di capire se sia davvero una piattaforma adatta a quello che vogliamo fare.

Aprire una newsletter su Substack è molto semplice

Uno dei primi pro di Substack è sicuramente la semplicità.

Se hai mai provato a configurare una newsletter da zero, sai che ci sono parecchi passaggi da compiere: scegliere un dominio, autenticarlo per migliorare la deliverability e fare in modo che le email arrivino nella casella principale invece che nello spam, scegliere un provider, creare una landing page e collegare tutto.

Oggi è molto più semplice rispetto a qualche anno fa, ma, in ogni caso, queste attività richiedono tempo.

Substack elimina quasi completamente questo problema. Apri, scrivi, pubblichi. In pochissimo tempo, hai a disposizione qualcosa che funziona.

Per uno spazio sperimentale come Room to Grow, questa semplicità era esattamente quello di cui avevo bisogno.

Il network di Substack aiuta la crescita organica

La seconda cosa che trovo molto interessante è il network.

Substack non è solo una piattaforma per inviare email: è un ecosistema in cui le persone possono scoprirti organicamente, altri creator possono raccomandarti e i contenuti continuano a vivere anche fuori dalla casella email.

Questo significa che i tuoi articoli possono circolare all’interno della piattaforma e raggiungere persone che ancora non ti conoscono.

Per chi parte da zero con un progetto nuovo (e io con Room to Grow, di fatto, parto da zero perché non ho trasferito gli iscritti di SparkyLab) questa possibilità di crescita organica è un vantaggio importante.

Substack è gratuito e facile da monetizzare

Un altro vantaggio evidente è che Substack è gratuito. Non paghi nulla finché non decidi di attivare contenuti a pagamento e, in quel caso, la piattaforma trattiene semplicemente una percentuale su quello che guadagni.

Per testare un’idea senza dover investire subito soldi, secondo me è difficile trovare qualcosa di meglio.

Questo apre anche un’altra possibilità: se hai una community grande o riesci a costruire nel tempo una base di lettori molto solida, puoi pensare anche a una monetizzazione diretta della newsletter.

Di solito gli abbonamenti costano intorno agli 8 euro al mese oppure ai 50-60 euro all’anno e, se una persona è davvero interessata ai tuoi contenuti, può decidere di sostenerti.

Io personalmente non sono ancora a quel punto perché ho iniziato da zero. Inoltre, almeno in questo momento, monetizzare Room to Grow non è il mio obiettivo principale.

Se però il tuo obiettivo è anche quello e hai già una community o dei numeri interessanti, Substack potrebbe essere una piattaforma molto valida. Considera che tutto è integrato ed è facilissimo passare dalla versione gratuita a quella a pagamento in un attimo.

I contro di Substack

I contro però esistono e li conosco bene.

Per questo, prima di aprire, ho cercato di capire non solo cosa mi piacesse della piattaforma, ma anche quali compromessi stessi accettando. Secondo me Substack funziona molto bene per alcuni progetti, ma molto meno bene per altri.

Il design e l’esperienza su Substack sono standardizzati

Quando una persona si iscrive alla tua newsletter su Substack, entra anche nell’ecosistema di Substack. Quindi una parte della relazione con il lettore passa inevitabilmente attraverso la piattaforma.

Puoi esportare la lista quando vuoi e, tecnicamente, gli iscritti restano tuoi, ma l’esperienza che il lettore vive è comunque quella di Substack.

C’è anche una questione di brand. Tutte le newsletter su Substack hanno infatti più o meno lo stesso layout, lo stesso look. Non puoi differenziarti davvero a livello visivo e non hai un grande controllo sull’estetica.

Puoi usare i tuoi colori e personalizzare alcune cose, ma con dei limiti.

Per SparkyLab questo sarebbe stato un problema. Per Room to Grow, che invece è volutamente uno spazio più libero e meno strutturato, ho deciso di accettarlo.

Su Substack non hai il pieno controllo della piattaforma

La questione più importante, a cui secondo me bisogna fare davvero attenzione, è che non hai il pieno controllo. È un problema che si presenta ogni volta che affidi una parte del tuo lavoro a una piattaforma che non possiedi al cento per cento. 

Substack resta un’azienda privata e le aziende private prendono decisioni che tu non puoi controllare.

Domani potrebbero cambiare le commissioni, potrebbe cambiare l’algoritmo, potrebbero cambiare le policy o il modo in cui i contenuti vengono distribuiti.

Devi, quindi, essere consapevole del fatto che stai pubblicando in uno spazio che, alla fine, non è davvero tuo.

È vero che questo tipo di piattaforme ti dà un enorme vantaggio in termini di discoverability (la possibilità di essere scoperta, entrare in contatto con nuove persone e crescere organicamente), ma il prezzo da pagare è che una parte del controllo non è completamente nelle tue mani.

Io ho scelto di usare Substack per uno spazio secondario e sperimentale, sapendo perfettamente questa cosa. Non avrei mai spostato la newsletter principale di SparkyLab, che invece vive su una struttura che controllo direttamente io.

Quando hai bisogno di uno spazio diverso

Molte imprenditrici hanno un progetto con una sua identità, una sua audience e una sua direzione e poi hanno mille altre idee, riflessioni, interessi e lati che non trovano il posto giusto.

Le alternative sono due: o metti tutto insieme, sperando che funzioni, oppure non pubblichi niente perché non sai dove farlo vivere.

Se non hai un blog, un podcast o un canale YouTube, Substack può essere una buona opzione. È uno spazio separato, da sfruttare, senza la pressione di dover pubblicare ogni giorno, dove puoi esplorare idee e scrivere contenuti long form che restano nel tempo.

Per me Room to Grow è questo. Non so ancora come andrà, ma quello che so è che mi sta piacendo scrivere, senza una finalità di marketing, e prendermi il tempo per approfondire davvero i temi che mi appassionano.

Quando vale la pena aprire Substack

Vale la pena aprire Substack:

1. Se stai partendo da zero e vuoi avere una possibilità di crescere organicamente.

2. Se vuoi monetizzare una newsletter.

In questo secondo caso, devi sapere che Substack ha un sistema di paid subscription integrato: ti basta collegare Stripe e, in due clic, puoi iniziare a offrire contenuti a pagamento.

Puoi decidere, per esempio, di puntare su articoli extra, riservati agli abbonati, oppure di lasciare i contenuti gratuiti per un periodo limitato (magari di sette giorni) e renderli poi accessibili solo a pagamento. 

È un modo molto semplice per monetizzare scrivendo.

3. Se ti piace scrivere tanto, approfondire, condividere riflessioni personali, fare deep dive su argomenti che ti interessano.

Substack è nata proprio per saggi, riflessioni, pensieri lunghi e contenuti che restano nel tempo.

4. Per il network e la community

In queste prime settimane, mi sono ritrovata a entrare in contatto con persone e contenuti che probabilmente l’algoritmo di Instagram non mi avrebbe mai mostrato.

Uno dei punti di forza più interessanti della piattaforma è la possibilità di uscire un po’ dalle logiche classiche dei social.

C’è anche tutta la parte community, che secondo me non va sottovalutata. Ti permette di costruire un rapporto con i lettori in modo molto più diretto e naturale rispetto ad altre piattaforme, senza dover implementare sistemi tecnici complessi.

Conclusione 

Quindi, se ti stai chiedendo se vale la pena aprire Substack, secondo me devi essere consapevole di tutti questi aspetti.

Non hai il controllo che avresti con una mailing list costruita su una piattaforma tua e nemmeno un grande controllo sul design. Inoltre, se i tuoi obiettivi di marketing richiedono un livello avanzato di segmentazione, automazioni, funnel o personalizzazione, probabilmente Substack non è il posto giusto.

Su Substack non puoi creare automazioni sofisticate, costruire vere landing page o fare email marketing avanzato.

È una piattaforma pensata soprattutto per scrivere, condividere idee, creare relazioni e, se vuoi, monetizzare contenuti.

“Volevo uno spazio più libero, in cui poter parlare di tutto quello che mi interessa senza dovermi incasellare.”

Cosa ti porti a casa da questo articolo

In questo articolo ti racconto perché ho deciso di aprire una newsletter su Substack e condivido con te le riflessioni che ci sono state dietro a questa scelta. Ti parlo dei pro e dei contro della piattaforma, di cosa secondo me funziona molto bene e di quali limiti invece bisogna conoscere prima di iniziare. Substack può essere uno spazio molto interessante, devi però capire se è davvero il posto giusto per quello che vuoi fare.

FAQ: Business online e incontri dal vivo

Perché usare Substack?

Substack può essere una buona scelta se vuoi scrivere contenuti long form, creare una newsletter personale, costruire una community o avere una possibilità di crescita organica anche partendo da zero. È una piattaforma molto semplice da usare e permette di pubblicare velocemente senza dover configurare strumenti tecnici complessi.

Quanto costa scrivere su Substack?

Aprire una newsletter su Substack è gratuito. La piattaforma trattiene una percentuale solo quando attivi contenuti a pagamento e inizi a monetizzare tramite abbonamenti premium.

Quanto si guadagna con Substack?

Dipende dalla dimensione della community e dal tipo di contenuti che proponi. Substack permette di attivare abbonamenti a pagamento in modo molto semplice collegando Stripe. Puoi offrire articoli extra riservati agli abbonati oppure lasciare i contenuti gratuiti per un periodo limitato e renderli poi accessibili solo a pagamento.

Qual è la differenza tra Substack e Kit?

Substack è pensata soprattutto per scrivere, pubblicare contenuti e costruire una relazione diretta con i lettori. Kit invece è una vera piattaforma di email marketing, che permette di creare automazioni, funnel, segmentazioni, tag, landing page e strategie molto più avanzate.

Francesca

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