
Ciao sono Francesca e sono una Business Coach:
Aiuto imprenditrici e professioniste a costruire una presenza solida online, migliorando la visibilità del loro brand e liberandosi dalla dipendenza esclusiva dai social..
Io stessa ho avviato la mia attività da zero e conosco le difficoltà che una persona incontra quando avvia il proprio business online.
Che cos’è davvero il burnout?
È quella stanchezza che non si risolve con un weekend di riposo o con una vacanza.
Io, anche dopo settimane off, quest’estate, ho fatto fatica. Non abbiamo viaggiato: siamo rimasti in Sardegna, perché avevo bisogno di ozio puro, di non dover nemmeno pensare a dove mangiare o cosa fare il giorno dopo. Eppure sono finita sull’orlo del burnout.
Il burnout è questo: un interruttore che si spegne dentro di noi. Manca l’entusiasmo, manca la lucidità, ci sentiamo sopraffatte anche da cose che prima facevamo a occhi chiusi.
È una malattia, riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La mancanza di energia fisica è la manifestazione di ciò che la mente e le emozioni stanno assorbendo.
Perché ho deciso di parlarti di come riconoscere il burnout
Riconoscere il burnout è importante. Tengo molto a questo argomento, che è legato alla mia filosofia di business, che mette al centro la sostenibilità. Credo, infatti, sia fondamentale costruire un business sostenibile, che non ci trascini a fondo.
Tuttavia non sapevo se raccontarti cosa mi è successo quest’estate. Non ero sicura di voler mostrare la mia vulnerabilità. Poi ho deciso di farlo, perché se persino io, che ho tanti strumenti per prevenirlo, mi sono trovata sull’orlo del burnout, significa che è importante parlarne e spiegare come riconoscerne i segnali.
Penso che condividere la mia esperienza possa essere d’aiuto, proprio perché il burnout può colpire chiunque. Anche una persona come me, che ne parla e consiglia strumenti per evitare di andare in burnout.
La mia esperienza con il burnout
Come accennavo, quest’estate sono stata sull’orlo del burnout: l’ho evitato perché ho riconosciuto subito i segnali e mi sono messa in moto per cercare di uscirne.
Faccio sport regolarmente, mi prendo tempo per me e cerco di dormire bene. So quanto questo sia importante.
Mi sono messa dei limiti anche con il cellulare:
- la mattina, quando mi sveglio, non lo guardo;
- non lo tengo in camera da letto;
- quando sono con i miei figli, preferisco non farmi vedere con in mano il telefono;
- ho tolto tutte le notifiche (le mie amiche sanno che, se mi mandano un messaggio su WhatsApp, non rispondo subito);
- ho solo un cellulare: non ho un cellulare business e uno personale (so che forse dovrei averne uno solo per il business, ma faccio già fatica a gestirne uno, figuriamoci se dovessi averne due!)
Eppure, pur avendo tutti gli strumenti, sono arrivata proprio sull’orlo del burnout ed è stato davvero brutto.
Il mio burnout è stato la conseguenza di un eccessivo carico mentale. Le cause sono sia lavorative che personali. Quest’ultimo aspetto, spesso, riguarda noi donne, che ci facciamo carico un po’ di tutto.
Nel mio caso, in realtà, io ed il mio compagno ci siamo ben divisi i compiti, quindi non parlo della mia famiglia ristretta. Parlo, piuttosto, della mia famiglia allargata: la gestione di mio padre e di una zia, entrambi soli. Insomma, parlo di quei pesi invisibili che tutte noi portiamo.
I segnali che mi hanno aiutato a riconoscere il burnout
Quello che mi ha aiutato a riconoscere il burnout in anticipo è stato capire che non stavo più facendo bene le cose che di solito facevo senza difficoltà. Non avevo la stessa energia che ho sempre. Procrastinavo attività che normalmente non procrastino, perché amo il mio lavoro.
A un certo punto, mi sono anche messa anche a monitorare le ore di lavoro, per capire se avevano un peso diretto sul mio stato.
Online ho letto che il burnout per una solopreneur è particolarmente subdolo perché non c’è nessuno che ti dà un colpetto sulla spalla e ti chiede: “Ehi, tutto bene? Sei a posto?”.
Ovviamente in casa qualcuno se n’è accorto. Io, ad esempio, ho passato quasi una giornata intera sul divano in modo molto apatico. Questo non è assolutamente da me ed è stato una campanello d’allarme: non solo mio, ma anche per il mio compagno.
I primi giorni di settembre, poi, non ero ancora al top. Ciononostante, ho cercato di lavorare. In tutto questo periodo, non ho condiviso molto sui social. L’account, però, non si è fermato, perché c’erano dei reel già programmati. Anche il podcast è uscito regolarmente (noi, infatti, pianifichiamo tutto con anticipo).
Quindi, da un punto di vista di visibilità, le cose che dovevano uscire sono uscite.
Paradossalmente, agosto è stato addirittura un mese in cui, nonostante io fossi completamente ferma con le mie attività e senza volontà, il mio business è andato molto bene.
Infatti, mi sono arrivati tre nuovi clienti, due dei quali tramite ChatGPT.
Non ti sto dicendo questa cosa per vantarmi, ma perché quello che mi è successo mi ha fatto capire ancora una volta quanto sia fondamentale avere un sistema che ci supporti.
Perché il mio ecosistema di contenuti mi ha aiutata a superare il burnout
Avere un sistema di contenuti che ci supporti è importante, soprattutto se siamo solopreneur.
Io ora non sono più del tutto, perché ci sono persone che mi aiutano.
Mentre io ero in modalità sopravvivenza, tuttavia, sono soprattutto i contenuti long form e il mio sito che hanno lavorato per me. La mia mailing list, infatti, ha continuato a crescere grazie al sito e al podcast.
Quando una persona sta per avviare il proprio business, spesso, inizia a guardare video su YouTube o a seguire mentori, che dicono che, se non sei sui social, non puoi avere un business di successo.
Io sono sui social, mi piace esserci e credo di avere un buon rapporto con essi, ma, se mio business non ha risentito del periodo che ho attraversato, è perché tutte le mie energie, fin dal giorno 1, non sono mai state dedicate solo ai social.
Ho sempre lavorato su più canali. Ho creato un ecosistema di contenuti che mi fanno trovare sul web: in primis il mio sito, poi la mailing list, la newsletter, e infine i canali social.
Ecco la differenza fondamentale: i post su Instagram durano poco. È vero che da quest’estate alcuni si indicizzano anche su Google, ma sono pochi mesi che accade, quindi non ci sono ancora dati sufficienti per dire se questo funzionerà nel lungo periodo. Quel che è certo è che di solito su Google compaiono i post più recenti, non quelli degli anni passati.
Un contenuto ottimizzato, invece, può portarci visibilità per molto più tempo, persino per anni. Per questo, dobbiamo capire come sfruttare SEO e parole chiave per farci trovare nel web.
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Il burnout nell’imprenditoria femminile
Nel mondo dell’imprenditoria femminile, c’è spesso la narrativa del “ce la faccio da sola, devo dimostrare di essere forte, indosso tanti cappelli e ne vado fiera”.
Mostrare difficoltà e fatica sembra una debolezza.
Invece, eccomi qui, per sfatare questo mito. Per dirti con sincerità che può succedere. Non solo alle imprenditrici digitali, non solo a chi ha partita IVA: il burnout colpisce tutti, anche i dipendenti, uomini e donne. Credo, però, che, nel nostro mondo, se ne parli ancora troppo poco, proprio perché viene visto come un segno di debolezza.
Ti assicuro, invece, che tanti colleghi con cui ho parlato in questo periodo mi hanno confessato di esserci passati, senza però averlo raccontato pubblicamente.
Mostrare la fatica non è segno di debolezza. Serve a rompere il silenzio. Serve a riconoscere i campanelli d’allarme.
Come riconoscere il burnout: i segnali più comuni
Ecco i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione:
- Sentirsi sempre stanche
- Non provare più entusiasmo
- Difficoltà a concentrarsi
- Procrastinare anche le cose più semplici
- Difficoltà a dormire
Come affrontare e superare il burnout
La cosa migliore da fare è riconoscere i segnali del burnout il prima possibile ed ammettere che siamo in difficoltà.
È, quindi, importante ridurre il carico e le aspettative, tagliare ciò che è tagliabile e tenere solo l’essenziale.
Può aiutare ricominciare a lavorare su se stesse e sui propri rituali: muoversi, fare journaling, meditare o camminare nella natura.
Attenzione: io faccio queste cose regolarmente. Devono essere abitudini costanti, perché il burnout può manifestarsi comunque.
Dal punto di vista del business, è fondamentale crearsi una rete di supporto, fatta di persone che ci possano aiutare, una community.
Il bello del Boss Club, ad esempio, è proprio questo: si condividono fatiche, vittorie e difficoltà. Ti fa sentire meno sola.
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Cosa fare per prevenire il burnout e proteggere il tuo business
Un business non deve essere drenante, ma sostenibile, anche quando c’è solo una Boss.
Devi agire in via preventiva: non dico di delegare tutto, ma di capire cosa si potrebbe automatizzare o delegare, così da costruire fondamenta solide che non crollino al primo blackout.
Altrettanto importante è, poi, calcolare sempre il ROI, il ritorno sull’investimento. Chiediti: quante energie e tempo dedico ad ogni canale e cosa mi torna indietro?
È quello che ho fatto, ad esempio, con Caterina, e di cui ho parlato nella puntata 115 del mio podacast.
Energia e tempo sono la valuta più preziosa che abbiamo. Quindi vanno investiti con attenzione. Non è solo una questione di ROI: è anche una questione di tranquillità mentale. Io non voglio che il mio business dipenda da un solo canale: se domani Instagram sparisse, non voglio rischiare di perdere tutto.
Ecco cos’altro puoi fare per evitare il burnout:
– Delega, non appena ne hai la possibilità, i task più ripetitivi e operativi, non solo per scalare, ma per non avere tutto il carico su di te (sono i soldi meglio spesi);
– crea un sistema che lavora per te;
– stabilisci confini realistici, anche piccolissimi.
Consigli pratici per riconoscere il burnout e affrontarlo
Prima di concludere, voglio condividere con te alcuni consigli pratici.
Fai il test della domenica sera: come ti senti pensando alla settimana lavorativa? Chiudendo gli occhi, senti ansia o energia positiva? Ti viene voglia di iniziare la settimana o pensi “oddio, sono troppo indietro, devo fare un lancio, non ce la faccio”?
Ricorda: riconoscere le proprie emozioni e accoglierle è il primo passo per gestirle.
Un altro segnale da non sottovalutare è la tendenza a pensare in negativo, in modo catastrofico. Succede un piccolo inconveniente e diventa un dramma esistenziale.
Ad esempio, dimenticare le chiavi di casa diventa: “non sono una mamma presente, ho aperto il mio business per stare più vicino ai miei figli e invece sono stressata e drenata”.
Questi pensieri sono campanelli d’allarme: collegare piccoli eventi alla propria identità (mamma, imprenditrice) indica che qualcosa non va.
Impara a pensare in prospettiva. Quando siamo imprenditrici tutto sembra urgente, ma bisogna distinguere ciò che è davvero importante da ciò che è urgente o critico. Altrimenti rischiamo di concentrarci continuamente su attività che non riusciamo a portare avanti, creando stress e perdita di energie.
Essere iperconnesse peggiora la situazione: chiudi email e messaggi, lascia il cellulare fuori dalla camera da letto, evita gli schermi dopo le 20, fai attività che migliorano il sonno e riducono lo stress.
Impara a concederti dei piccoli regali. Personalmente amo la danza, il teatro e la musica classica, ma nell’ultimo anno non ho dedicato tempo a queste mie passioni.
Coltivare i propri interessi è fondamentale: siamo mamme, imprenditrici, ma anche donne con inclinazioni e passioni.
Ci sono tante dimensioni di noi stesse di cui possiamo essere orgogliose: ricordiamoci di coltivarle.
Conclusione
Il burnout non è un segno di debolezza, ma un campanello d’allarme che ci ricorda quanto sia importante prenderci cura di noi stesse.
Creare un sistema di contenuti che lavori per noi, investire nelle strategie giuste e non in un solo canale e coltivare le proprie passioni sono tutti passi fondamentali per costruire un business sostenibile, soprattutto quando siamo solopreneur.
Ricorda che riconoscere il burnout e concedersi di non essere perfette non ci indebolisce, anzi ci rende più forti!
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Francesca
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