
Ciao sono Francesca e sono una Business Coach:
Aiuto imprenditrici e professioniste a costruire una presenza solida online, migliorando la visibilità del loro brand e liberandosi dalla dipendenza esclusiva dai social..
Io stessa ho avviato la mia attività da zero e conosco le difficoltà che una persona incontra quando avvia il proprio business online.
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Come è iniziata la mia avventura con la SEO
Se mi segui da tempo, conosci già la mia storia.
Se non è così, magari ti sei imbattuta nei miei contenuti, nel mio profilo o nel mio podcast cercando su Spotify o su Google e mi hai trovata grazie alla SEO.
Io sono innanzitutto una business Coach, accreditata anche in PNL e dinamiche a spirale.
È qualcosa a cui sono arrivata con un percorso iniziato con l’ingresso nel mondo digitale attraverso il marketing online.
Prima lavoravo nell’ambito del marketing corporate e della produzione di contenuti per un canale televisivo in onda su Sky. A un certo punto, però, ho deciso di intraprendere una strada diversa, scegliendo una carriera che sentivo più affine: quella dell’imprenditoria.
Perché ti sto raccontando questo? Perché il bello di avere un business è che puoi modificarlo, trasformarlo e adattarlo a quello che senti più tuo ed è proprio quello che è successo a me.
Dieci anni fa, all’inizio del 2016, ho aperto un blog senza nessun obiettivo particolare, se non quello di imparare l’inglese. Poi la situazione mi è un po’ sfuggita di mano: mi sono appassionata sempre di più alla creazione di contenuti e, soprattutto, alla SEO. Ho iniziato a studiare l’ottimizzazione per i motori di ricerca semplicemente perché mi incuriosiva e mi appassionava.
Quella passione è stata la scintilla da cui è nato SparkyLab. Oggi sono business Coach, marketing mentor e NLP Coach e aiuto donne che vogliono costruire e trasformare quello che sanno fare in un business profittevole.
Questa non era però la mia vocazione. È qualcosa a cui sono arrivata nel tempo, seguendo le mie passioni e le opportunità che si sono presentate.
All’inizio, avevo semplicemente la passione per la creazione di contenuti su Londra e, quasi per caso, mi sono innamorata della SEO. Da lì è iniziato tutto.
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Perché la SEO è importante per un business online
In un momento in cui tutti parlano di AI, di GPT, di prompt, di automazioni e di contenuti generati in pochi secondi, io continuo a considerare la SEO, che è l’acronimo di Search Engine Optimization, quindi ottimizzazione per i motori di ricerca, uno degli asset più interessanti che puoi costruire per il tuo business.
Quando ho iniziato io, e parliamo di più di dieci anni fa, le cose erano molto diverse.
Tra l’altro, io non nasco come SEO specialist. Prima di Sparky Lab, come accennavo, ho lavorato per una decina d’anni in ambito corporate e questo ha, in parte, condizionato il mio approccio iniziale.
Quando ho aperto il mio blog, ho dovuto imparare tantissime cose e una delle prime che ho iniziato a studiare seriamente è stata proprio la SEO.
All’epoca, il panorama digitale era molto diverso da quello di oggi. Quando parlavamo di ricerca online, parlavamo sostanzialmente di Google.
Volevi sapere qualcosa? Andavi su Google.
Cercavi un professionista? Lo facevi su Google.
Cercavi cosa fare a Londra con i bambini? Andavi su Google e trovavi il mio blog, Mumwhatelse?, che ancora oggi è in prima pagina.
Dovevi comprare qualcosa? Aprivi Google.
Volevi capire come fare una determinata cosa? Ti rivolgevi sempre a Google.
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SEO e contenuti: capire cosa cerca davvero il tuo pubblico
Sono sempre stata una persona molto curiosa e anche molto nerd per tutto quello che riguarda la parte tecnica del marketing. Se mi segui da un po’, lo sai: sono una che sa fare le cose. So fare siti, automazioni, funnel e so fare SEO.
Datemi una landing page, un’automazione, WordPress o Analytics e io mi diverto come una ragazzina.
Una delle Boss che è con me da più tempo nel Boss Club, mi dice continuamente: «Francesca, quando tu parli di SEO diventi un’altra persona. Ti elettrizzi».
La SEO mi ha conquistata per diversi motivi. Da un lato, dal punto di vista dei principi, perché la trovo molto meritocratica e democratica. Dall’altro, perché si sposa benissimo con la mia concezione del marketing, quindi con lo slow marketing: non un marketing intensivo che ti costringe continuamente a produrre contenuti e a essere visibile, ma un marketing che costruisce asset capaci di lavorare per te nel tempo.
C’è poi un altro aspetto. Io sono una persona molto tecnica, quindi mi piace analizzare tutto quello che porta le persone ad atterrare su un sito.
All’inizio, per me, la parte interessante era proprio quella tecnica: le keyword, la struttura del sito, i titoli cosiddetti H1, H2 e H3, le query, Google Search Console. Mi divertivo a capire perché una pagina saliva e un’altra rimaneva ferma.
Andando avanti, però, ho capito che la parte che mi interessava davvero era un’altra.
La SEO mi ha insegnato a chiedermi: «Che cosa sta cercando questa persona? Che cosa vuole davvero quando digita queste parole?».
Due persone possono infatti utilizzare parole apparentemente simili e trovarsi, in realtà, in momenti completamente diversi del loro percorso di acquisto.
Una magari sta cercando semplicemente delle informazioni. Un’altra può aver già deciso di comprare. Una può essere ancora nella fase in cui cerca di capire quale sia il suo problema. Un’altra può sapere perfettamente cosa vuole e cercare la persona o il brand da cui acquistarlo.
Sono approcci completamente diversi.
Capire i diversi intenti ti aiuta a creare contenuti capaci di intercettare il tuo utente nel momento ideale.
Questo ha influenzato tantissimo il modo in cui, successivamente, ho fatto marketing. Lo ha fatto a tal punto che oggi insegno il posizionamento anche nel Boss Club, con il mio First SEO Approach, un approccio al posizionamento che comprende anche la SEO.
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La SEO come asset che continua a lavorare nel tempo
Quindi, perché la SEO mi ha conquistata?
Perché quando smetti di partire da “Che cosa voglio pubblicare oggi?” e ti chiedi “Che cosa sta cercando la persona che voglio raggiungere?”, cambiano le cose.
A un certo punto del mio percorso mi sono accorta anche di un’altra cosa: alcuni contenuti che avevo creato continuavano a lavorare per me, nonostante li avessi pubblicati anni prima.
Per una persona che sta costruendo il proprio business, questa cosa per me è imprescindibile.
I social sono importanti. Io sono sui social, faccio advertising e, quando sono in una campagna di lancio, faccio ads. Conosco bene le potenzialità dei social: le persone ci trovano online e poi vengono a sbirciare chi siamo, soprattutto se siamo delle professioniste.
Non tutte le persone però iniziano il loro percorso di acquisto dai social. Pensare che tutti cerchino sui social è un po’ riduttivo.
Sui social siamo abituati a una dinamica completamente diversa. Noi creiamo un contenuto, lo pubblichiamo, quel contenuto gira e poi, a un certo punto, rallenta. Quindi ne creiamo uno nuovo.
È assolutamente normale: il funzionamento del mezzo è questo.
Nonostante io usi i social, non ho mai dimenticato quel mondo fatto di contenuti che continuano a vivere nel tempo.
La SEO mi ha fatto scoprire proprio questa possibilità: creare qualcosa oggi che può continuare a farmi trovare tra sei mesi, tra un anno, addirittura tra due anni.
Una delle cose che cerco ancora oggi nel mio business sono gli asset. Qualcosa che costruisco una volta e che voglio continui a produrre valore nel tempo.
Il sito web è un asset. La mailing list è un asset. Un buon contenuto evergreen è un asset. Il posizionamento che costruisci intorno al tuo nome e al tuo brand è un asset.
Io voglio che il mio business possa generare opportunità anche mentre sto facendo altro.
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Cosa cambia per la SEO con l’intelligenza artificiale
Oggi, ChatGPT ci dà praticamente tutte le risposte che desideriamo, Claude può addirittura compiere delle azioni per noi e Gemini è uno dei tool AI più forti per la ricerca. Google stesso ha introdotto sempre più risposte generate dall’intelligenza artificiale.
Sono comparsi nuovi termini che magari hai già sentito: GEO, AIO, LLM Optimization.
Sembra tutto nuovo, ma in realtà il concetto di fondo non cambia. Non dobbiamo ricominciare da zero.
Se ti è mai capitato, sai di cosa parlo. È un po’ il discorso che faccio sempre quando parlo dei 40 anni: hai studiato, hai lavorato, hai costruito competenze, hai finalmente la sensazione di sapere quello che stai facendo e poi arriva qualcosa che cambia le regole del gioco. Improvvisamente ti senti di nuovo una principiante.
Con l’AI non funziona così.
Le cose sono migliorate, sono state potenziate, sono cambiate le modalità con cui le persone cercano e trovano le informazioni. Quello che è sempre stato il fondamento della SEO, però, rimane.
Dietro tutti questi nuovi acronimi c’è infatti una domanda antichissima:
“Quando una persona cerca qualcosa, perché dovrebbe trovare te?”
Possiamo cercare su Google, su ChatGPT, su Perplexity, su TikTok. Possiamo chiedere direttamente a un assistente AI. Il comportamento cambia, l’interfaccia cambia e la tecnologia cambia, ma, dall’altra parte, c’è ancora una persona che sta cercando una risposta.
Se il tuo business vuole essere una delle possibili risposte, deve essere comprensibile anche ai tool AI. Quindi dobbiamo fare in modo che la struttura del nostro sito sia comprensibile anche a questi strumenti e permetta tra tutte le persone, tra tutti i brand, di selezionare proprio il nostro.
SEO, GEO e AI: come farsi trovare dai nuovi strumenti di ricerca
Qui sto toccando anche un altro tema, cioè l’utilizzo dei bot per creare i nostri contenuti, i nostri articoli.
Magari hai pensato: “adesso ho ChatGPT e faccio fare a lui 50 articoli in un pomeriggio”.
Non funziona proprio così. La possibilità di essere indicizzati bene anche dai bot non dipende dal pubblicare tantissimi contenuti generati dall’AI. Ci sono segnali che servono per arrivare nella top 3 dei tool AI.
Il vantaggio è sapere cosa vale la pena creare.
Dobbiamo imparare a sfruttare quindi l’intelligenza artificiale per creare contenuti più velocemente, ma sapendo che cosa vuole l’AI.
Quando parlo di SEO non penso più soltanto: «Come arrivo prima su Google?». Penso: «Come faccio a costruire una presenza digitale che rende il mio business trovabile, comprensibile e riconoscibile anche dai tool AI?».
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La SEO è morta? Come farsi trovare online oggi
La vera domanda è: quanto è facile trovare il tuo business quando una persona ha esattamente il problema che tu puoi risolvere?
Ho fatto una call proprio l’altro giorno con una persona che voleva sapere a che punto era il suo sito. Abbiamo inserito il nome del suo brand e lei mi ha detto: «Vedi? Ci sono».
Il punto è che se le persone conoscono già il nome del tuo brand, sono già entrate in contatto con te.
Quello che vogliamo è fare in modo che anche chi non conosce il nome del nostro brand ci trovi e che gli strumenti AI, ci consiglino anche alle persone che ancora non sono venute in contatto con il nostro brand.
Stai quindi costruendo qualcosa che continua ad aumentare la tua visibilità nel tempo?
Prova a farti questa domanda e prova a darti una risposta!
“La SEO mi ha insegnato a chiedermi: «Che cosa sta cercando questa persona? Che cosa vuole davvero quando digita queste parole?».
Cosa ti porti a casa da questo articolo
In questo articolo, ti racconto perché, proprio nell’era dell’AI, io continuo a investire nella SEO. Ti parlo del percorso che mi ha fatto innamorare della SEO, ti spiego perché un contenuto può continuare a lavorare per il tuo business anche anni dopo essere stato pubblicato e cosa cambia oggi con ChatGPT, Google e i nuovi strumenti di ricerca. Parliamo di contenuti, intenti di ricerca, social e di come fare in modo che le persone possano trovarti anche quando ancora non conoscono il tuo brand.
FAQ: La SEO è morta?
La SEO è ancora importante nell’era dell’intelligenza artificiale?
Sì, e paradossalmente oggi la trovo ancora più interessante. Sono cambiati gli strumenti con cui le persone cercano e trovano informazioni, ma la domanda di fondo rimane: quando una persona cerca qualcosa, perché dovrebbe trovare te? La SEO ti consente di farti trovare anche da chi non ti conosce.
Perché non basta usare ChatGPT per creare tanti articoli?
Perché la possibilità di essere indicizzati bene anche dai bot non dipende dal buttare fuori tantissimi contenuti generati dall’AI. Ci sono altri segnali che servono per arrivare nella top 3 dei tool AI. Il vantaggio è quindi sapere che cosa vale la pena creare e usare l’AI per produrre contenuti più velocemente, sapendo che cosa vuole l’AI.
Qual è la differenza tra i contenuti social e quelli creati con la SEO?
Sui social un contenuto viene pubblicato, gira e poi, a un certo punto, rallenta, quindi ne creiamo uno nuovo. La SEO offre invece la possibilità di creare qualcosa oggi che può continuare a farti trovare tra sei mesi, tra un anno o addirittura tra due anni.
Perché capire cosa cerca il pubblico è così importante per la SEO?
Perché due persone possono utilizzare parole apparentemente simili e trovarsi in momenti completamente diversi del loro percorso di acquisto. Una può cercare informazioni, un’altra può aver già deciso di comprare; una può cercare di capire quale sia il suo problema, un’altra può sapere perfettamente cosa vuole. Capire questi diversi intenti aiuta a creare contenuti capaci di intercettare l’utente nel momento ideale.
Come faccio a capire se le persone mi trovano su Google?
Prova a chiederti quanto è facile trovare il tuo business quando una persona ha esattamente il problema che tu puoi risolvere. Se per trovarti deve già conoscere il tuo nome, non stai ancora intercettando chi ti sta cercando. Il punto è farti trovare anche da chi ancora non ti conosce.
Francesca
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