
Ciao sono Francesca e sono una Business Coach:
Aiuto imprenditrici e professioniste a costruire una presenza solida online, migliorando la visibilità del loro brand e liberandosi dalla dipendenza esclusiva dai social..
Io stessa ho avviato la mia attività da zero e conosco le difficoltà che una persona incontra quando avvia il proprio business online.
Cosa succede in una sessione di Business Coaching o Mentoring?
Come sai, il mio lavoro mi permette di entrare in contatto con tanti business e con professioniste provenienti da settori diversi, che si trovano in fasi diverse del percorso imprenditoriale: c’è chi sta cercando di partire, chi si sente bloccata a metà strada e chi ha già costruito qualcosa, ma non riesce a sbloccare un aspetto specifico del proprio business.
Mi trovo in una posizione davvero privilegiata, perché riesco a toccare con mano quali sono le problematiche reali che le professioniste affrontano oggi.
Per questo, durante una sessione di business coaching/mentoring, non ci limitiamo a parlare di strategie, funnel, contenuti o marketing. Naturalmente, lavoriamo anche su questi aspetti, ma spesso mi accorgo che il vero ostacolo non è la mancanza di informazioni.
Molte imprenditrici sanno già cosa dovrebbero fare. Il problema è che qualcosa le blocca nel passare all’azione: confusione, paura di esporsi, difficoltà nel prendere decisioni, convinzioni limitanti, mancanza di direzione o semplicemente il sentirsi sole nel portare avanti tutto.
Il mio approccio unisce Coaching, Mentoring e strategia. Da una parte ti aiuto a fare chiarezza su ciò che sta succedendo nel tuo business e a individuare le azioni più efficaci da compiere. Dall’altra lavoriamo su mindset, abitudini, convinzioni e su tutti quegli aspetti che spesso impediscono alle strategie di trasformarsi in risultati concreti.
Una sessione diventa quindi uno spazio in cui fermarti, osservare il tuo business con maggiore lucidità, ricevere una prospettiva esterna basata sull’esperienza e trasformare la confusione in un piano concreto e sostenibile.
Perché il business non cresce soltanto grazie alle strategie giuste. Cresce quando riesci davvero a mettere quelle strategie in azione.
È proprio questo che voglio mostrarti in questo articolo. Partendo da alcuni casi reali, vedremo come dietro a problemi apparentemente diversi si nascondano spesso blocchi, errori di impostazione o mancanza di struttura che accomunano molte imprenditrici.
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30.000 follower e zero clienti: quando manca una struttura
Cominciamo dal primo caso: una call che ho avuto con una cliente che aveva 30.000 follower. Il lavoro che abbiamo fatto insieme è stato principalmente quello di creare una struttura.
Questa cliente ha una competenza reale, un metodo originale, un suo framework e clienti soddisfatte. A un certo punto, però, per varie vicissitudini, ha smesso di pubblicare sui social.
In quel periodo, ha continuato a lavorare con i pochi clienti che le erano rimasti, senza però acquisirne di nuovi.
Quando abbiamo fatto la call, si è data lei stessa la diagnosi, senza che io le dicessi nulla.
Tanta fatica a creare contenuti, tanti follower, ma zero introiti. Nessun modo per trasformare quel pubblico in qualcosa di concreto. Le persone la scoprivano, la seguivano per un po’ e poi sparivano perché non c’era alcun modo per restare in contatto con loro.
Aveva un tool di email marketing, ma non lo utilizzava. Non aveva un funnel di acquisizione, nessun percorso che accompagnasse le persone dal “ti ho appena trovata e voglio capire se fai per me” al “voglio iniziare a lavorare con te”.
Come mi ha detto lei stessa, con una lucidità che mi ha colpito: di quei 30.000 follower non se ne faceva niente.
Ci siamo, quindi, messe al lavoro sulla struttura del suo business, sul funnel e abbiamo cercato di riattivare almeno una parte di quei follower.
È una situazione che mi capita di vedere spesso e che, ogni volta, mi colpisce. Tendiamo a essere ossessionate da Instagram. Ci piace costruire un seguito sulla piattaforma, ma, troppo spesso, non riusciamo a trasformare questo seguito in un asset reale per il nostro business.
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Perché non dovresti dipendere da Instagram
Non so se hai visto quello che è successo a S Magazine, una rivista specializzata nel settore rap, che aveva fatto di Instagram il suo asset principale. Per due settimane si è vista rimuovere la pagina senza alcun motivo apparente.
La pagina è poi tornata online e tutto si è risolto. Prova però a chiederti cosa avranno pensato in quelle due settimane, quando si sono resi conto di aver perso, da un momento all’altro, un asset così importante.
Va benissimo creare contenuti sui social, ma non dovremmo lasciare che i nostri contenuti vivano solo lì.
Quello che possiamo fare è riproporli su altre piattaforme, ad esempio, trasformando i reel in Shorts su YouTube oppure costruendo altri canali che non dipendono esclusivamente da un algoritmo.
C’è poi una seconda lezione che vorrei che ti portassi a casa.
Se una persona ci scopre sui social, è importante trovare un modo per restare in contatto con lei. Altrimenti rischiamo di perderla.
Oggi gli algoritmi ci spingono continuamente dentro quelli che vengono chiamati rabbit hole: iniziamo a vedere contenuti sempre più simili a ciò che ci interessa, finché, a un certo punto, ci stanchiamo e smettiamo di seguire determinati account.
Per questo la mailing list resta uno degli asset più preziosi che possiamo costruire. I follower vanno e vengono, una mailing list ti permette invece di mantenere una relazione diretta con le persone che hanno scelto di seguirti.
Quando il tuo sito non lavora per te
La seconda call di cui ti voglio parlare è quella con una cliente che aveva un sito molto bello, realizzato da una designer, con un copy ben scritto, ma completamente invisibile su Google.
Perché un sito web ha bisogno della SEO
Il sito era online da un anno e mezzo, quindi aveva avuto il tempo di posizionarsi, eppure il traffico organico era pari a zero. Come se non esistesse per i motori di ricerca.
Vedo tantissimi casi come questo. Ci si preoccupa del logo, della palette, dei font, delle foto e della brand identity, ma, quando si va a verificare se un sito funziona davvero come strumento di business, spesso si scopre che nessuno lo trova.
Quando si parla del sito web, ci sono due cose che dovresti ricordare.
- Devi avere un sito che sei in grado di gestire da sola. Non devi necessariamente costruirlo da sola, ma devi saperlo utilizzare e aggiornare in autonomia. Il sito deve essere uno strumento vivo, che evolve insieme al tuo business e non puoi dipendere continuamente da qualcun altro per cambiare una foto, aggiornare un testo o aggiungere una sezione.
- Dovresti avere almeno una conoscenza di base della SEO, così da poter capire se chi realizza il tuo sito se ne sta davvero occupando.
Proprio perché saper gestire il proprio sito e conoscere la SEO è fondamentale, tra miei corsi premium, trovi sia il SEO Bootcamp che The Client Ready Website.
La specificità vende, la genericità no
Il secondo problema che aveva questa cliente era legato al modo in cui si presentava sul sito.
Dall’home page non si capiva bene a chi si rivolgesse. C’era una frase che poteva risuonare con molte persone, ma che parlava a tutti in modo generico. Nessun esempio concreto, nessun passaggio che facesse pensare a chi leggeva: “Sta parlando proprio a me”.
Io le ho fatto notare che, se avesse scritto qualcosa come: “Sei una donna che ha sempre messo gli altri al primo posto e che adesso non si riconosce più”, invece di una frase più astratta sulle priorità, avrebbe chiamato qualcuno per nome anziché evocare una sensazione vaga.
La specificità vende, la genericità no. Questo è vero ovunque: nelle pagine di vendita, nelle home page e nelle pagine prodotto.
Un posizionamento vago e una SEO inesistente creano un doppio problema. Da una parte, le persone non capiscono perché dovrebbero scegliere proprio te. Dall’altra, se non sei visibile sui motori di ricerca, quelle persone non ti trovano nemmeno.
Google non premia semplicemente chi è bravo. Premia chi è rilevante per una determinata ricerca e per essere rilevanti dobbiamo costruire un sito capace di intercettare le domande che le persone si stanno già facendo.
Sul mio blog trovi moltissimi articoli dedicati alla SEO. Inoltre, ho creato un corso gratuito “SEO Primi Passi” da cui puoi partire.
Un business senza posizionamento non può crescere
Il terzo caso di cui ti voglio parlare riguarda una cliente che aveva aperto la partita IVA, pubblicato qualche storia, lanciato qualche sponsorizzata, che le era costata tre volte quello che aveva incassato, e che poi si era fermata.
Quando le ho chiesto come stessero andando le cose, la sua risposta è stata: “Non sono più attiva sui social, non sto guadagnando e non so da dove ricominciare”.
Lavora in un settore di nicchia, ha una competenza reale e una storia personale forte. Eppure, quando ho guardato come si presentava online, mancava tutto: non c’era un’offerta chiara, non c’era un posizionamento definito, non c’era un modo per le persone di capire esattamente cosa facesse e come poter lavorare con lei.
Non possiamo buttare soldi dalla finestra facendo sponsorizzate su un profilo Instagram che non parla davvero di noi.
Il problema era il lavoro di posizionamento che avrebbe dovuto fare prima. Questo vale per tutte noi.
Qual è il valore unico che ci rende diverse? Come facciamo a comunicarlo in poche righe nella bio e nei primi contenuti che una persona vede quando arriva sul nostro profilo?
Le sponsorizzate avevano portato traffico verso qualcosa che non era ancora pronto a riceverlo.
Quando gliel’ho detto con chiarezza, ha tirato un sospiro e mi ha risposto: “Lo sapevo, ma speravo che funzionasse lo stesso”.
Capisco perfettamente quella sensazione. Ci siamo passate in tante. Il problema è che le scorciatoie non funzionano.
C’è una differenza tra partire prima di avere tutto perfetto e partire prima di avere il minimo necessario. Quel minimo necessario passa proprio dal posizionamento. Per questo il lavoro che abbiamo fatto è iniziato da lì.
Aprire una partita IVA e aprire un profilo Instagram non significa aprire un business.
Aprire un profilo Instagram può essere un ottimo modo per iniziare a conoscere il proprio target, farsi conoscere e creare una community. Non serve nemmeno avere una partita IVA per farlo (anzi, ti consiglio di fare esperienza con Instagram prima di aprire la partita IVA).
Un business però è qualcosa di diverso ed Instagram è soltanto uno dei tasselli della tua cassetta degli attrezzi.
Quando il business cresce, serve una struttura
L’ultimo caso si cui ti voglio parlare riguarda una cliente che aveva un business in crescita ma che, dal punto di vista degli strumenti necessari a sostenerne la scalabilità, non si era ancora tutelata.
È un caso diverso dai precedenti e riguarda chi ha già superato la fase iniziale del proprio business e si trova ad affrontare nuove sfide, come delegare o costruire un team.
Questa cliente mi ha raccontato di aver perso una collaboratrice importante da un giorno all’altro, senza preavviso e senza alcuna struttura formale che la tutelasse.
Si è ritrovata da sola a gestire tutto, senza il tempo necessario per trovare una sostituta e senza alcun accordo firmato che le garantisse almeno un periodo di preavviso.
La cosa che mi ha colpito è che stava per ripetere esattamente lo stesso schema con una nuova collaboratrice: accordi verbali, nessuna scrittura privata, nessuna tutela.
Non è una questione di fiducia, è una questione di struttura.
Puoi fidarti completamente di qualcuno e, allo stesso tempo, chiedergli di firmare un accordo scritto. Anzi, chi si offende per un accordo scritto spesso è proprio la persona di cui dovresti preoccuparti.
Ho voluto tenere questo caso per ultimo perché parla a chi è già un po’ più avanti nel proprio percorso imprenditoriale. A chi ha superato la fase iniziale e sta cercando di costruire qualcosa di più grande.
Vedo spesso imprenditrici che investono la maggior parte delle proprie energie nella parte visibile del business (contenuti, offerta, comunicazione), dedicando invece pochissima attenzione alla struttura operativa che sostiene quella crescita.
Conclusione
Se guardi questi quattro casi insieme, il filo che li collega è la struttura.
In tutti i casi di cui ti ho parlato, mancava una struttura che permettesse al business di crescere in modo più solido e sostenibile.
Quasi tutte queste imprenditrici stavano lavorando da sole, senza la possibilità di confrontarsi con persone che stavano affrontando sfide simili. Eppure, spesso è proprio quel confronto che ci dà il coraggio di fare passi che da sole probabilmente non faremmo.
Quando ho avviato il mio business, avrei voluto avere un posto così.
È anche per questo che ho creato il Boss Club: una membership che unisce crescita personale e supporto, dove imprenditrici in fasi diverse del loro percorso possono costruire insieme una struttura più solida per il proprio business.

Se lavorare alla tua crescita insieme a noi, ti aspettiamo!
“C’è una cosa che succede quando entri nel business di qualcun altro e lo guardi da fuori: riesci a vedere cose che, dall’interno, è molto difficile notare.“
Cosa ti porti a casa da questo articolo
In questo articolo vediamo cosa succede in una sessione di business coaching/mentoring. Partendo da alcuni casi reali, parleremo di follower che non si trasformano in clienti, siti web invisibili su Google, posizionamento poco chiaro e business che crescono senza una struttura adeguata. Spesso il vero problema non è quello che pensiamo e uno sguardo esterno può aiutarci a individuarlo più velocemente.
FAQ: Cosa succede in una sessione di business coaching/mentoring?
Quali problemi emergono più spesso durante una sessione di business coaching /mentoring?
Ogni business è diverso, ma ci sono alcuni problemi che emergono spesso. Tra i più comuni ci sono la mancanza di una struttura, un posizionamento poco chiaro, l’assenza di un sistema per acquisire clienti, la dipendenza da un unico canale di marketing o la difficoltà nel gestire la crescita del business. Spesso le imprenditrici sanno già cosa dovrebbero fare, ma qualcosa le blocca nel passare all’azione. Il lavoro che facciamo insieme serve proprio a individuare questi ostacoli e a trovare il modo più efficace per superarli.
Come faccio a capire se il mio business ha un problema di posizionamento?
Quando il posizionamento non è chiaro, le persone non capiscono esattamente cosa fai, per chi lavori e perché dovrebbero scegliere te rispetto ad altre professioniste. Se ti rivolgi a tutti, probabilmente non stai parlando davvero a nessuno. Un buon posizionamento permette alle persone giuste di riconoscersi immediatamente in ciò che comunichi.
Perché avere tanti follower non significa avere più clienti?
I follower da soli non bastano. Se non hai una strategia, un funnel o un modo per restare in contatto con le persone che ti seguono, rischi di accumulare visibilità senza generare risultati concreti. Avere una community è importante, ma è ancora più importante sapere come accompagnare le persone verso il passo successivo.
Perché il mio sito web non porta clienti?
Le ragioni possono essere diverse, ma molto spesso il problema è legato alla SEO o al posizionamento. Se il sito non è visibile su Google, le persone non lo trovano. Se invece lo trovano, ma non capiscono subito a chi ti rivolgi e come puoi aiutarle, difficilmente si trasformeranno in clienti. Un sito che funziona deve essere visibile, chiaro e orientato alla conversione.
Francesca
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