
Ciao sono Francesca e sono una Business Coach:
Aiuto imprenditrici e professioniste a costruire una presenza solida online, migliorando la visibilità del loro brand e liberandosi dalla dipendenza esclusiva dai social..
Io stessa ho avviato la mia attività da zero e conosco le difficoltà che una persona incontra quando avvia il proprio business online.
I social stanno davvero morendo? Cosa sta cambiando davvero
Negli ultimi mesi si sente spesso dire: “I social stanno morendo, è finita un’era.”
Io credo che, come tutte le cose, i social stiano semplicemente cambiando forma e che per chi lavora online sia importante conoscere questo cambiamento.
Se sei una freelance, una professionista o una creatrice di contenuti, probabilmente lo hai notato tu stessa: pubblichi un contenuto e non sai mai con certezza cosa funzionerà. A volte un post esplode subito, pensi di replicarlo, ma non succede nulla. Oppure un contenuto ti porta nuovo pubblico, che, tuttavia, dopo qualche giorno sparisce.
Non lo dico per creare allarmismo, né per convincerti ad abbandonare Instagram o altri social.
I social restano strumenti preziosi per costruire relazioni e connettersi con la propria community. Allo stesso tempo, i social contribuiscono indirettamente alla ricerca organica e alle strategie SEO, perché piattaforme come Google interpretano i segnali del web (generative optimization) e prendono in considerazione anche l’engagement e la visibilità dei contenuti social nel valutare l’autorevolezza e la distribuzione del brand online.
Per questo, oggi più che mai, è fondamentale capire come si sta evolvendo il loro funzionamento, così da orientare la tua strategia senza dipendere esclusivamente dai social.
Come gli algoritmi stanno cambiando la visibilità dei contenuti sui social
Stiamo assistendo a un cambio di paradigma che coinvolge piattaforme come YouTube e Instagram. L’algoritmo non valuta più solo quanto un contenuto viene visto, per quanto tempo o quante interazioni riceve. Oggi, queste metriche fanno parte di un sistema più complesso, guidato dall’intelligenza artificiale, che decide chi vedrà i nostri contenuti in base a moltissimi fattori.
Un tempo, la visibilità di un contenuto dipendeva da metriche abbastanza chiare: quanto veniva visto un video, per quanto tempo lo si guardava, quante persone si fermavano sul contenuto, quante cliccavano “Mi piace”, quante lo condividevano e così via.
Sebbene questi rimangano ancora alcuni dei fattori che gli algoritmi di Instagram o YouTube considerano per distribuire un contenuto, il watch time non è più l’unico indicatore.
L’obiettivo delle piattaforme resta lo stesso: mantenere gli utenti all’interno il più a lungo possibile, mostrando contenuti che catturino l’attenzione, stimolino l’interesse e favoriscano l’interazione. In questo modo, gli utenti consumano più contenuti e vedono più pubblicità.
La differenza è che oggi questo avviene in modi più complessi, grazie all’intelligenza artificiale, e non più solo tramite metriche lineari come il tempo di visualizzazione o i “Mi piace”.
Non conta più solo cosa dici, ma anche come lo dici: il ritmo della tua voce, il linguaggio che usi, il tono emotivo, come strutturi il discorso, chi sei. Sono molti i fattori che influenzano chi vedrà un tuo contenuto.
In altre parole, siamo passati da una logica principalmente demografica a una logica psicografica: oggi i contenuti raggiungono chi risuona con il tuo modo di vedere il mondo, con i tuoi valori e la tua mission.
Due persone possono parlare dello stesso argomento nello stesso modo, ma raggiungere pubblici completamente diversi, perché non conta solo cosa diciamo, ma anche come lo diciamo e cosa trasmettiamo.
Come stanno cambiando i social: costruire un pubblico oggi
Fino a qualche tempo fa, avere costruito una community garantiva una certa stabilità. Anche se un contenuto non funzionava o se non pubblicavi per qualche giorno, il tuo pubblico era lì. Avere 10.000 o 100.000 follower ti garantiva visibilità.
Oggi non è più così. È come costruire castelli di sabbia: ci mettiamo tempo, cura e impegno, ma quando arriva la “marea” del sistema, se il contenuto non viene scelto dall’algoritmo, semplicemente non esiste.
Questo crea una dinamica stressante: ci sono picchi di visibilità che generano entusiasmo e dopamina, ma subito dopo arrivano vuoti che possono far dubitare del proprio valore e del lavoro fatto.
È un meccanismo simile a quello della ricompensa intermittente, che crea dipendenza: ricevi un premio, poi lo perdi e, in seguito, lo ricevi ancora.
La crescita non è più lineare, ma ricorda una corsa sulle montagne russe, con alti che stimolano la creatività e bassi che possono scoraggiare.
Come l’algoritmo decide chi vedrà i tuoi contenuti
Oggi le piattaforme costruiscono vere e proprie rabbit hole, cioè “tane del Bianconiglio”, dove l’utente viene guidato da un contenuto all’altro in base alle sue interazioni recenti.
Ti faccio un esempio concreto: siamo in giardino e notiamo una piantina che ci incuriosisce. Cerchiamo un video su YouTube o apriamo Instagram e facciamo una ricerca su quella pianta. Subito, il nostro feed inizia a mostrarci contenuti correlati: video di piante, account dedicati, consigli e guide.
In base a come interagiamo con questo nuovo contenuto, l’algoritmo decide se mostrarcelo ancora di più o ridurne la visibilità. Magari per una piccola passione temporanea iniziamo a seguire alcune persone che parlano di piante, per una o due settimane.
Poi l’interesse passa. Ora, ci interessano le ricette per il Bimby e improvvisamente compaiono contenuti food, che non avevamo mai visto prima. Iniziamo, quindi, a seguire questi nuovi profili. Dopo qualche mese, quell’interesse svanisce e smettiamo di seguirli tutti.
Quando seguiamo delle persone, non è più garantito che vediamo tutto ciò che queste persone pubblicano. La piattaforma decide cosa mostrarci in base agli ultimi minuti, ore o giorni. Questo rende molto più difficile rimanere focalizzati, portare avanti un percorso e restare in relazione con chi abbiamo scelto di seguire.
Tutto diventa volatile: le persone non ricordano più chi stavano seguendo e si stancano molto più rapidamente. Entrano in tunnel di contenuti simili, si stancano e spesso smettono di vedere i tuoi contenuti o ti defollowano.
Questo ha delle conseguenze pratiche e psicologiche per chi crea contenuti:
- Gli utenti si stancano più velocemente perché vedono sempre contenuti simili.
- La fiducia e la relazione con il pubblico diventano più difficili da costruire.
- La crescita non è più lineare.
Oggi costruire un pubblico solo sui social è come riempire una piscina con una falla: continui a versare acqua, ma una parte se ne va sempre. Non perché le persone smettano di seguirti, ma perché smettono di vederti.
Non si tratta quindi solo di andare virale o di ottenere visualizzazioni: conta rimanere nella mente delle persone, farsi ricordare e costruire relazioni durature. Anche il contenuto più performante perde valore se il pubblico non riesce a riconoscerti o a ricordarsi di te.
Come trasformare i follower in clienti
Le persone non comprano da un singolo post o reel che è andato virale. Non basta un contenuto che ha ottenuto molte visualizzazioni o like: le vendite avvengono quando si verificano tre condizioni fondamentali.
- Chiarezza: le persone devono capire esattamente cosa gli serve e come il tuo prodotto o servizio può aiutarle.
- Fiducia: chi acquista deve sentirsi visto, compreso e riconoscere che tu hai capito quali sono i suoi bisogni.
- Autorevolezza: è necessario mostrare competenze concrete: risultati ottenuti, track record, recensioni o casi di successo che confermino che sei affidabile.
Questi elementi non si costruiscono in pochi secondi. Servono contenuti coerenti e costanti che permettano alle persone di comprendere il tuo brand, i tuoi valori, la tua mission e di entrare davvero in relazione con te.
Ecco perché oggi è fondamentale spostare l’attenzione fuori dai social. Non si tratta di abbandonarli: i social restano strumenti preziosi per farsi conoscere e creare interesse.
Il vero lavoro avviene però in spazi più intimi, lenti e stabili, come ad esempio l’email marketing, dove puoi parlare uno a uno con chi ha deciso di ricevere notizie da te. Qui puoi costruire una relazione solida, costante e duratura, che permetta al tuo pubblico di ricordarsi di te e di scegliere di acquistare con consapevolezza.
Come i contenuti lunghi rafforzano il legame con il tuo pubblico
Se vogliamo costruire un business che sostenga la nostra vita e non vivere una vita al servizio della creazione di contenuti virali che non portano risultati concreti, dobbiamo uscire dalla logica della fama e tornare a quella della relazione.
Per far sì che le persone passino più tempo vicino al nostro brand, è fondamentale dedicarsi ai contenuti long form: blog, podcast, newsletter, cioè quei contenuti che rimangono disponibili nel tempo, dove le persone hanno modo di fermarsi e assimilare ciò che leggono o ascoltano. Non si tratta di scrivere un libro o creare un contenuto di ore, ma di offrire qualcosa di sostanzioso, che lasci un impatto reale.
Ovviamente è bello usare Instagram, TikTok o creare reel virali, ma se il tuo obiettivo è convertire il pubblico in contatti qualificati, devi puntare su contenuti che ti permettano di ottenere il loro indirizzo email. Questo ti consente di restare in contatto con loro in maniera diretta, inviare contenuti di valore ogni settimana e costruire una relazione stabile, che tenga le persone legate al tuo brand nel tempo.
In altre parole, i contenuti long form non solo fanno arrivare un messaggio, ma permettono anche di trasformare chi ti scopre in cliente.
Conclusione
Cosa ci insegna tutto questo?
Che ciò che funzionava in passato continua a funzionare anche oggi.
Se non vuoi dipendere dai continui cambiamenti degli algoritmi o dalle piattaforme, l’unica cosa su cui puoi fare affidamento è costruire qualcosa che sia veramente tuo, dove puoi comunicare direttamente e senza interruzioni con le persone che hanno scelto di ricevere informazioni da te.
Stò parlando dell’email.
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Francesca
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